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Titolo: Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres).
Scrittore: Daniel Pennac.
Genere: commedia, drammatico, giallo, grottesco.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Anni fa un amico, sapendo che mi piaceva molto Stefano Benni (di cui ho letto Terra!, Elianto, La compagnia dei Celestini, Il bar sotto il mare, Bar sport), mi aveva consigliato di leggere i libri di Daniel Pennac, che a suo dire somigliavano parecchio all’autore italiano.
Così, presi un suo libro a caso: Il paradiso degli orchi

… la cui quarta di copertina è in effetti scritta dallo stesso Benni, segno che il mio amico non diceva fandonie.

Tuttavia, quando anni fa iniziai a leggerlo, non mi prese e lo misi da parte.
Ho riprovato ora, con risultati un po’ migliori, anche se non trascendentali.

Iniziamo da cosa non ho gradito: lo stile di scrittura molto scarno, quasi telegrafico, con tante frasi brevissime, spesso composte da soli sostantivi e aggettivi, senza verbi. Ovviamente è una scelta stilistica, e ogni autore si sceglie il suo stile, ma di mio non ho gradito molto questo stile di Pennac.

Il libro, pur non lunghissimo (200 pagine), ci mette un po’ a decollare, e anzi nelle prime pagine si presenta ostico, un po’ per lo stile scarno di cui sopra e un po’ per i tanti personaggi e nomi introdotti: insomma, ci ho messo un po’ ad orientarmi… e quasi quasi mollavo anche stavolta!

Un’altra cosa che non mi ha convinto troppo è il finale; un po’ confuso, un po’ improvvisato, poco convincente. Altra cosa: non amo le tematiche drammatiche e pesanti, e qua tra omicidi e pedofilia tecnicamente si sarebbe in pieno dramma... se non fosse che Pennac la butta tutta sull’ironia e sul grottesco, cosa che praticamente impedisce di prendere la storia sul serio.

Nel complesso Il paradiso degli orchi non mi è dispiaciuto: superato l’empasse iniziale, il libro prende velocità, e tra Malaussène, la sorella Clara, la “zia” Julia, il cane Julius e tutto l’ambaradan che vi è intorno, è difficile annoiarsi.

Da cui la valutazione più che sufficiente.
E anzi devo dire che alcune battute o scene fulminanti mi hanno fatto ridere non poco.
Tuttavia, il libro ha dentro un’energia un po’ bassa, tra la tematica della pedofilia e le bruttezze della vita del protagonista, che mi impedisce di assegnargli una valutazione maggiore.
Insomma, dal confronto è uscito vincitore Benni, più fanciullesco e fantasioso, e con dei contenuti umani a mio avviso maggiori.

Fosco Del Nero


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Titolo: Cross roads (Cross roads).
Scrittore: Paul Young.
Genere: surreale, spiritualità, commedia, drammatico.
Editore: Verdechiaro Edizioni.
Anno: 2012.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Ho preso in mano Cross roads come romanzo di narrativa spirituale, aspettandomi qualcosa sul genere de La profezia di Celestino di James Redfield, o de L’alchimista di Paulho Coelho, anche per via del grande successo internazionale del precedente libro di Paul Young, Il rifugio, capace di vendere 18 milioni di copie nel mondo.

Tuttavia, ho dovuto cambiare target in corsa: in realtà Cross roads non ha contenuti di tipo spiritual-esistenziale, ma più semplicemente è un romanzo di formazione piuttosto immaginifico… e persino tendente all’umoristico.

E, se dal punto di vista “spirituale” mi ha deluso, nel senso che proprio non c’era trippa per gatti, dal punto di vista narrativo viceversa mi ha convinto abbastanza: l’inizio è un po’ lento, ed anzi pesantuccio, però dopo un centinaio di pagine il libro cambia marcia, e diviene decisamente più scorrevole e divertente.

Certo, avendo messo come personaggi Gesù e lo Spirito Santo, e facendoli parlare, Paul Young si dimostra un poco pretenzioso, giacché per far parlare un Gesù o un Buddha occorre un livello evolutivo da maestro illuminato, ma lasciando perdere questo dettaglio e rimanendo sul piano meramente narrativo, nel complesso Cross roads funziona e intrattiene bene, tanto che le 280 pagine totali si leggono abbastanza in fretta…

… perlomeno, se si persiste a leggere dopo le prime decine di pagine un po’ pesantucce e noiosette. 

Se si resiste e si va avanti, ci si trova tra le mani un romanzo che, pur proponendo molti temi in teoria drammatici (conflitti umani, morte, malattie, etc), in realtà ha un’anima da commedia, e che, grazie a una trovata piuttosto brillante dell’autore (il protagonista della storia che passa da persona a persona come presenza dentro la mente), propone numerosi spunti di divertimento.

In questa direzione, ossia romanzo di intrattenimento con spunti immaginifici, Cross roads è considerabile un buon libro, mentre dal lato spiritual-evolutivo-esistenziale la valutazione sarebbe decisamente più severa.

Detto ciò, e sapendo ciò, voi come sempre andate verso ciò che vi ispira…

Fosco Del Nero


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Titolo: Lo yoga di Yogananda.
Scrittore: Jayadev Jaerschky.
Genere: saggistica, benessere, yoga.
Editore: Ananda Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Paramhansa Yogananda, il grande maestro indiano che ha diffuso lo yoga e la meditazione negli Stati Uniti e quindi in Occidente, è comparso già svariate volte su Libri e romanzi, sia per recensioni, come Autobiografia di uno yogi, sia per segnalazioni di libri appena usciti, come 108 palpiti d’amore, Yogananda - Piccole, grandi storie del maestro, Affermazioni scientifiche di guarigione, Come risvegliare il tuo vero potenziale, ma anche come riferimento a Kriya yoga, scritto da Jayadev Jaerschky e basato sugli insegnamenti di Yogananda, per l’appunto.

Il che è un po’ il tema anche del libro segnalato questa volta, ossia Lo yoga di Yogananda: scritto da Jayadev Jaerschky e basato sugli insegnamenti yogici di Yogananda, per l’appunto.

Si tratta di un libro di dimensioni importanti: di formato grande, consta di 350 pagine circa, e contiene tanto la teoria dell’ananda yoga, sia la pratica di numerose asana, sia tante illustrazioni che impreziosiscono il testo…

… sulla cui qualità editoriale garantisce Ananda Edizioni, sempre molto attenta alla qualità dei suoi volumi, sia fisica come oggetto, sia come contenuti.

L’obiettivo de Lo yoga di Yogananda è ovvio: portare serenità, benessere e salute alle persone: a quelle che lo leggeranno ma soprattutto a quelle che lo praticheranno.

Se Paramhansa Yogananda in tal senso è una certezza, va aggiunto anche che Jayadev Jaerschky è apprezzato insegnante di Ananda Assisi, il centro italiano fondato da Swami Kriyananda, allievo diretto di Yogananda.

Contenuti del libro: 84 posizioni yoga, spiegate e illustrate; 7 sequenze di pratica, una per ogni giorno della settimana; la tecnica del pranayama, l’arte del respiro consapevole; la meditazione come mezzo che amplifica i risultati dello yoga; il portare la filosofia dello yoga nella vita quotidiana; gli insegnamenti fondamentali di Patanjali, il fondatore dello yoga; l’utilizzo delle affermazioni, e altro ancora.

Il testo si rivolge peraltro sia a chi si vuole avvicinare ora allo yoga, sia a chi lo pratica da lungo tempo e vuole approfondire la sua comprensione.

E, con tanti buoni riferimenti (Yogananda, Kriyananda, Jaerschky), si può star sicuri che Lo yoga di Yogananda sia un testo di grande valore.

Fosco Del Nero


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Titolo: La fattoria degli animali (Animal farm).
Scrittore: George Orwell.
Genere: distopia.
Editore: Mondadori.
Anno: 1945.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


Wow.
Credo non vi sia espressione più adatta per commentare La fattoria degli animali di George Orwell, libro che ovviamente conoscevo già di nome, data la sua grande fama, ma che non avevo mai letto... anche perché consideravo inutile leggere qualcos'altro di Orwell dopo 1984, il suo capolavoro per eccellenza.  
E invece La fattoria degli animali forse lo sopravanza persino, nella sua semplicità, nella sua scorrevolezza, nel suo insegnamento sotto forma di metafora.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla descrizione sommaria della trama: siamo in Inghilterra, in una fattoria gestita da tale Jones. Un giorno il maiale Vecchio Maggiore, anziano e rispettato dagli altri animali della fattoria, li convoca per riferire loro un suo sogno: una fattoria gestita dagli animali stessi, senza uomini, in una società libera, egualitaria e felice, senza le violenze e i soprusi tipici dell'attività umana.

L'anziano maiale muore di lì a poco, ma il suo sogno si trasformerà in realtà a breve: gli animali cacciano Jones e iniziano ad autogestire la fattoria, il cui nome è mutato da "Fattoria padronale" a "Fattoria degli animali". I maiali sono gli animali più intelligenti, e quindi si occupano delle faccende organizzative, assistiti in questi dai cani, mentre ogni animale presta il suo contributo in ragione delle sue possibilità.
Se da un lato abbiamo i maiali Napoleone, Palladineve e Piffero, dall'altro lato abbiamo i cavalli Boxer e Trifoglio, l'asino Beniamino, il corvo Mosè, più tutti gli altri, dalle pecore alle galline.

Gli animali, ora in autogestione, si dotano di sette comandamenti, di una bandiera, di un inno (Bestie d'Inghilterra), e vanno avanti nel gestire la fattoria, pur tra numerose avversità: le limitazioni intellettuali di molti animali, la mancanza di attrezzi fatti per l'uso degli animali, la cattiveria dei padroni umani delle fattorie circostanti, che ovviamente non vedono di buon occhio questo esperimento sociale, timorosi che anche i loro animali possano seguire l'esempio della Fattoria degli animali...

... ma la difficoltà maggiore è l'avidità e la voglia di potere di alcuni animali, cosa che farò degenerare l'esperimento sociale da eden degli animali a società totalitaria.

La cosa fantastica è che Orwell descrive il tutto in termini graduali, mostrando come il passaggio da una condizione statuale all'altra posso essere effettuato senza che quasi la gente, animali o uomini che siano, se ne accorga.

E il tutto è molto realistico non solo per la sapienza narrativa di George Orwell, ma anche perché lo scrittore inglese ha in pratica reso sotto forma di allegoria quanto avvenuto nell'Unione Sovietica tra Stalin (che sarebbe Napoleone), Trotsky (Palladineve), la Prava, l'organo ufficiale di stampa del Partito Comunista (personificato in Piffero), e il popolino, che sarebbero la pecore e le galline. Il volenteroso operario russo di nota memoria, Stachanov, è viceversa trasposto nel cavallo Boxer, tanto volenteroso quanto miope e ottuso.

Tutto ciò spiega come mai La fattoria dagli animali non sia stato accettato dagli editori cui Orwell l'aveva allora proposto, preoccupati, come l'intellighenzia inglese in generale, di non offendere l'allora alleato sovietico. 

Sta di fatto che il romanzo di Orwell travalica decisamente i confini spazio-temporali del mondo del 1944, essendo di fatto un monito per tutte le genti di tutti i luoghi e di tutti i tempi: state attenti, perché è facile dare per scontate certe libertà, ed è altrettanto facile che esse vengano tolte tra menzogne e "ristrutturazioni interne".

In questo senso, nel suo essere monito, La fattoria degli animali forse è il romanzo di genere distopico più efficace che abbia mai letto, ancora più di 1984 (dello stesso Orwell), più di Fahrenheit 451 (di Ray Bradbury), più de Il mondo nuovo (di Aldous Huxley).

E, come sempre, è curioso notare come gli autori di testi di tal fatta siano stati vicini a certi ambienti; per esempio, George Orwell (il cui vero nome peraltro era Eric Arthur Blair), ha studiato all'Eton College, famoso per aver sfornato numerosi primi ministri britannici, nonché per essere un centro di educazione degli Illuminati... e quindi certamente una fonte di conoscenze un po' particolari, certamente adatte a scrivere libri come 1984 o La fattoria degli animali.
Ma magari è solo un caso.

Fosco Del Nero


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Titolo: Auto-ipnosi quantica.
Scrittore: Erica Francesca Poli.
Genere: saggistica, psicologia, benessere, cd audio.
Editore: Anima Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Di Erica Francesca Poli avevo già segnalato un prodotto, ossia Auto-ipnosi, un cd (anzi, due cd) contenente alcuni brani di rilassamento autoipnotico finalizzati al benessere personale che ha avuto un discreto successo.

Quest’oggi arriva il suo seguito, così almeno potremmo dire: Auto-ipnosi quantica, un altro prodotto di brani di rilassamento, il cui sottotitolo è "Meditazioni e induzioni, dall’inconscio al superconscio".

In tutto i due cd coprono circa 130 minuti, mentre il libriccino di accompagnamento è di una quarantina di pagine.

Obiettivo di Auto-ipnosi quantica: far agire il potere dell’inconscio all’interno delle persone con meditazioni-rilassamenti pratici (di circa 15-20 minuti ciascuno) destinati a favorire l’espansione della coscienza di chi li utilizza. 

Addirittura si promette un “viaggio di espansione globale della vostra mente quantica”, col tutto che da un lato sa di benessere e cura personale (l’autrice è psicologa), ma dall’altro sa anche di crescita personale.

Le tracce dei cd son relative agli ambiti più disparati: la salute, la longevità e la bellezza, l’abbondanza, la forma perfetta, un buon sonno, l’attivazione della ghiandola pineale, l’espansione della coscienza, e altro ancora.

Insomma, abbastanza per essere incuriositi da questo Auto-ipnosi quantica, e certamente abbastanza per chi ha apprezzato il precedente Auto-ipnosi, o per le persone che dal vivo hanno apprezzato Erica Francesca Poli.

Fosco Del Nero


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Titolo: Come risvegliare il tuo vero potenziale.
Scrittore: Paramhansa Yogananda.
Genere: saggisritica, spiritualità, crescita personale.
Editore: Ananda Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Tra recensioni e anteprime ho già proposto svariati testi di Paramhansa Yogananda, il noto maestro indiano noto soprattutto per il best seller Autobiografia di uno yogi.
Oggi la lista si allunga di un’unità, con la presentazione di Come risvegliare il tuo vero potenziale.

Si tratta di un libro di piccolo formato curato dalla solita ottima Ananda Edizioni (la casa editrice che in Italia si occupa di Yogananda e di Kriyananda), dedicato al tema di come far emergere il proprio potenziale interiore.

Un tema certamente non da poco, che ha il vantaggio di proporre, a riguardo, la saggezza di uno dei maestri riconosciuti degli ultimi secoli.

Nel dettaglio, l’opera è composta da una somma di corsi e articoli, per la gran parte inediti, scritti da Yogananda tra il 1920 e il 1930, utile tanto come lettura integrale, pagina dopo pagina, sia come ispirazione del momento, aprendo il libro in un punto a caso.

L’obiettivo di Come risvegliare il tuo vero potenziale è proprio quello di offrire una guida concreta allo sviluppo di se stessi, ricco non solo di argomentazioni, ma anche di esercizi e consigli pratici, finalizzati al raggiungimento delle pace interiore e della felicità.

“Svegliati! Riscuotiti dai sogni di piccolezza e realizza l’immensità dentro di te”, dice Yogananda al suo lettore, a cui poi viene detto che la lunghezza del viaggio dipende solo da lui e dalle sue scelte… quelle interiori innanzi tutto.

Insomma, senza stare a perderci troppo in parole, Come risvegliare il tuo vero potenziale promette di essere l’ennesimo ottimo, ispirante testo di Paramhansa Yogananda.

Fosco Del Nero


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Titolo: Con un po’ di magia (A snicker of magic)
Scrittore: Natalie Lloyd.
Genere: commedia, fantastico.
Editore: Sperling & Kupfer.
Anno: 2014.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Nuovo giro, nuova corsa su Libri e Romanzi.
Il libro che propongo quest’oggi è una sorpresa: Con un po’ di magia, di Natalie Lloyd.

È stata una sorpresa, lieta fortunatamente, perché mi è stato regalato, e l’ho letto praticamente alla cieca, senza sapere di esso nulla se non il titolo e la copertina, che vede una bambina volare sopra una città appesa ad un gruppo di palloncini, ciò che ben illustrava la natura adolescenziale e magia del romanzo.

Le due frasi in quarta di copertina servivano ugualmente a inquadrare bene il testo.
La prima è un estratto del libro e recita così:
“Le tue parole contano più di quel che pensi. Non sprecarle mai, piccola mia.”

La seconda, invece, è un commento al libro, e dice così:
“Alcune persone collezionano figurine. Altre francobolli.
Felicity colleziona parole. Parole magiche.”

E con ciò il libro sarebbe anche ben sintetizzato, ma per fare una recensione più corposa andiamo a tratteggiare la trama di Con un po’ di magia: Felicity Pickle vive con la madre Holly e la sorellina Frannie Joe una vita da girovaga, assecondando la natura vagabonda della madre, che cresce le figlie da sola perché il marito-padre Roger le ha da tempo abbandonate.

Qualcosa cambierà, però, quando le tre torneranno nel loro paese di origine: la cittadina di Midnight Gulch, famosa per aver ospitato in passato alcuni grandi maghi, in primis i fratelli Threadbare

Insieme al nuovo amico Jonah, ma anche alla zia Cleo e allo zio Boone, Felicity dipanerà la matassa di una storia antica, che, tra magie e maledizioni, coinvolge non solo la sua famiglia, ma praticamente tutto il paese.

Il romanzo di Natalie Lloyd è di chiaramente una commedia, e destinata peraltro alla giovane età, però è uno di quei libro che attraversano le varie età trasversalmente, tanto da poter esser letto da una madre al suo bambino, quanto da poter essere gustato da un adulto per i suoi contenuti poetici ed evocativi.

In effetti, se c’è un po’ di magia a Midnight Gulch, ce n’è anche in questo libro, a cominciare dal titolo, in effetti piuttosto fedele a quanto si troverà dentro.

Delicato, divertente e anche con un intreccio interessante: questo è in sintesi Con un po’ di magia, uscito peraltro proprio nel 2014, e quindi assai recente.
Natalie Lloyd promossa a pieni voti.

Fosco Del Nero


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Titolo: Le grandi storie della fantascienza - 1
Scrittore: Autori vari, a cura di Isaac Asimov.
Argomenti: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1939.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.



Tempo fa ho recensito Le grandi storie della fantascienza - 4, ossia il quarto volume della collana curata da Isaac Asimov, e dedicata ai migliori racconti di fantascienza scritti negli anni d’oro della fantascienza americana, a cominciare dal 1939, anno cui è dedicato questo primo volume (in tutto i volumi erano ben venticinque, fino al 1963).

Se il curatore del volume è Isaac Asimov, nel volume sono inseriti alcuni tra i più grandi autori di quegli anni e degli anni seguenti, come Alfred Alton van Vogt, Lester del Rey, Robert Heinlein, Lyon Sprague de Camp, Theodore Sturgeon e altri ancora.

In totale, il volume comprende venti racconti, di cui uno dello stesso Asimov.

Sarò sincero: questo volume, che avevo letto molto tempo fa, da adolescente, me lo ricordavo meglio, mentre ora vi ho trovato sì qualche buon racconto, ma pochi rispetto al totale, mentre la maggioranza è costituita da raccontini superficiali, un po’ da “fantascienza primitiva”.
Cosa che erano, considerando l’anno di scrittura, il 1939, però mi sarei aspettato di più dal volume dei migliori di quell’anno, nonché da certi nomi presenti nell’antologia.

Invece, gli unici racconti degni di nota sono Il giorno è compiuto di Lester del Rey, L’uomo nodoso di Lyon Sprague de Camp, Il distruttore nero di Alfred Elton van Vogt, e La linea della vita di Robert Heinlein.

Gli altri sono evitabilissimi, Asimov compreso, oscillanti tra il banale, il semplicistico e l’infantile. Oddio, erano gli albori della fantascienza, e forse non sarebbe nemmeno giusto paragonarli alla letteratura odierna, ma tanto ho percepito leggendo e tanto vi riferisco.

Al volume numero 4, però, al tempo avevo assegnato una valutazione decisamente più elevata… e in effetti in esso vi sono dei racconti di livello superiore, nonché una qualità media decisamente più alta.

Al di là degli altri volumi, sta di fatto che ora il volume Le grandi storie della fantascienza - 1 mi ha soddisfatto solo in parte: c’è qualche perla, ma su 500 pagine di libro mi aspettavo qualcosa in più.

Fosco Del Nero


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Titolo: Sono come scrivo.
Scrittore: Claudia Pomoni.
Argomenti: grafologia.
Editore: Urra Edizioni.
Anno: 2011.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Nel corso degli anni ho recensito tanti libri, di tantissimi generi… ma questo è il primo dedicato alla grafologia: il libro è Sono come scrivo e l’autrice è Claudia Pomoni, grafologa di professione.

Il sottotitolo del libro è “Viaggio guidato nella grafologia”, e in effetti il testo utilizza la metafora del viaggio per raccontare al lettore i punti più importanti dell’attività grafologica.

Il libro non è molto lungo, solo 150 pagine e, contando le numerose foto-esempi di scrittura, lo spazio discorsivo si riduce ancora… ma il tutto non è un problema, e anzi la sensazione è che il testo sia ben bilanciato secondo il suo scopo di fornire al lettore non edotto le cose principali cui badare nell’analizzare una grafia.

Va da sé che, come specifica la stessa Claudia Pomoni, il libro non è un vero e proprio corso di grafologia (con la qualifica di grafologo che viceversa richiede studi ben più impegnativi e lunghi), dato lo spazio ridotto e il tenore introduttivo della trattazione, purtuttavia riesce nell’intento di fornire al lettore degli strumenti “identificativi” utili.

E anzi, se trattasi di lettore di buona volontà, che magari si memorizza o si segna da parte tutte le cose suggerite come fasi di verifica, il testo fornisce un valido vademecum per essere quantomeno dei “grafologi in erba”.

Cosa interessantissima sia riferita alle grafie degli altri, sia riferita alla propria grafia, fatto che permette subito di saggiare le corrispondenze psicologiche tra il carattere della persona e i tratti grafici della sua grafia.

In conclusione, e senza tirarla troppo per le lunghe, Sono come scrivo di Claudia Pomoni è un buon testo introduttivo alla grafologia, non troppo lungo e non troppo pesante, scritto in modo scorrevole e facile, ma che comunque richiede un minimo di motivazione per apprendere quanto proposto (che è interessante e peraltro assai sensato a rigor di logica).

Nel caso, buona lettura (e buona scrittura).

Fosco Del Nero


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Titolo: Il messaggio del morto - Detectives Club 3 (The mystery squad and Mister Midnight).
Scrittore: Martin Waddell.
Argomenti: librogame, commedia, investigativo.
Editore: E.L.
Anno: 1984. 
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Dopo Il messaggio del morto e L’antiquario, ecco la recensione di Mister Mezzanotte, il terzo librogame della serie Detective Club, serie di librogame di genere investigativo, per quanto molto orientati al lato commedia umoristica.

Come peraltro è facile evincere dal loro simbolo principale, per cui sono rimasti famosi negli anni, ossia la torta in faccia in caso di scelte o ipotesi assurde.

Se i primi due episodi (anche se la parola è impropria, visto che non c’è una storia lineare, ma sono semplici avventure individuali, leggibili quindi anche separatamente) mi erano piaciuti, tanto da conquistarsi un bel 7 in pagella, ho gradito meno questo terzo libro: meno originale, meno divertente, un po’ forzato in alcune cose.
Mi è sembrato inoltre anche più breve dei due che lo avevano preceduto, che già per conto loro non erano certo enormi (anzi, la serie si è sempre contraddistinta per dei volumetti molto brevi, che difatti io da bambino-ragazzino scartavo in favore di librogame più sostanziosi).

Anche in questo caso abbiamo il Club dei Detective al completo, ossia Casey, James, Bodger e Fagiolina, alle prese con un caso investigativo… e ovviamente più efficace in questo della stessa polizia, che in pratica vede risolto il caso proprio grazie ai ragazzini in questione.

Stesso schema degli altri libri, ma applicato a una situazione diversa: stavolta ad un lunapark e a misteriosi atti di vandalismo perpetrati dal misterioso Mister Mezzanotte.

Come detto, nel complesso anche questo Mister Mezzanotte fa il suo lavoro sufficientemente, ma a mio avviso meno bene dei precedenti libri della serie Detectives Club.

Fosco Del Nero


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