Titolo: L’enigma del solitario (Kabalmysteriet).
Scrittore: Jostein Gaarder.
Genere: surreale, psicologico, esistenziale.
Editore: Tea.
Anno: 1990.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Avevo acquistato L’enigma del solitario di Jostein Gaarder tanti anni fa, quando ero ragazzino e ogni tanto acquistavo uno dei volumi economici della serie Superpocket.
Tuttavia, lo avevo messo da parte senza mai leggerlo, fino ad ora.

Ebbene, mi sono trovato davanti un libro eccellente, davvero una bella sorpresa per me che non avevo mai letto nulla di Jostein Gaarder, autore pur famoso per via di libri come Il mondo di Sofia o questo stesso L’enigma del solitario, scritto nel 1990 e etichettato spesso come romanzo filosofico, non senza ragioni.

Ma partiamo dalla struttura narrativa, che vede due storie andare avanti parallele, per poi incrociarsi in modo davvero brillante e impeccabile: una storia è quella di Hans-Thomas e di suo padre (che il bambino chiama “pater”, giusto per sottolineare da subito la natura impegnata del teso), i quali partono dalla Norvegia per andare alla ricerca della madre-moglie, che li aveva abbandonati anni prima per poi finire a fare la modella in Grecia.
La seconda storia è invece una storia di panettieri, di nani, di libri nel panino, di lenti d’ingrandimento ricavate da vasi di pesci, di gazzosa purpurea, di isola misteriosa… e di mazzi di carte, jolly soprattutto.

Al di fuori dei dettagli narrativi, invece (raramente così importanti, peraltro), L’enigma del solitario è un romanzo di formazione, che fisicamente passa per mezza Europa, Italia compresa (Venezia, Como, etc), e che interiormente attraversa praticamente ogni personaggio della vicenda: non solo il piccolo-grande Hans-Thomas, non solo suo padre, non solo sua madre, ma praticamente tre generazioni di panettieri. Anzi, tre e mezza.

Tra l’altro, non solo la cornice (la struttura del romanzo) è davvero bella, non solo è bello il dipinto (la storia), ma anche lo stile narrativo è ineccepibile, così come il ritmo della narrazione, veloce al punto giusto, e con capitoli che si bevono uno dietro l’altro, complice anche la relativa brevità. 

Insomma, tra una cosa e l’altra, davvero difficile non appassionarsi a L’enigma del solitario di Jostein Gaarder, nonché non ammirare alcune trovate, come l’indice dei capitoli, uno per ogni carta del mazzo di carte.
Anzi, l’etichetta di “romanzo filosofico” è persino riduttiva per il codesto testo, giacché rischia di sviare il potenziale lettore su un aspetto teorico-mentale, mentre la storia possiede proprio una valenza formativa, di crescita personale… dei protagonisti, e forse anche del lettore.
In conclusione, Jostein Gaarder è promosso a pieni voti e candidato a future letture.

Fosco Del Nero


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Titolo: I primi 1000 giorni.
Scrittore: Luciano Proietti, Sabina Bietolini.
Genere: saggistica, alimentazione, salute.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


I primi 1000 giorni, libro scritto dal duo Luciano Proietti-Sabina Bietolini, il primo un medico, pediatra e studioso di nutrizione, e la seconda biologa, nutrizionista e anch’essa ricercatrice, risponde alla domanda che spesso si sente fare dai genitori o da tutti coloro che in qualche modo hanno a cuore la crescita felice e sana dei bambini: quale è la migliore alimentazione per i primi anni di vita.

I primi tre, a giudicare dal titolo dal libro… anche se poi il sottotitolo recita così “Manuale di alimentazione naturale fisiologica dal concepimento ai 2 anni - Come formare e crescere i figli in salute con il cibo”.

Comunque, l’argomento si è capito, come si sarà capito che il libro, lungo circa 220 pagine, vuole essere un vero e proprio manuale di nutrizione per genitori, pediatri e nutrizionisti in relazione ai primissimi anni di vita dei bambini.

Il testo prende in esame le diverse teorie in merito, e si avvale inoltre dell’importante casistica data dalla comparsa di malattie nei neonati, correlata all’alimentazione che è stata loro fornita.
Il tutto comprendente non solo il post-nascita dopo il parto, ma anche il pre-nascita dopo il concepimento… altro fattore da non sottovalutare, giacché è chiaro che ciò di cui si nutre la madre (dopo il concepimento, ma anche prima, ovviamente) va a comporre poi il corpo del suo piccolo.

Ma gli argomenti trattati sono numerosi: la crescita fisica in relazione al cibo, l’ alimentazione durante la gravidanza, l’allattamento nei primi sei mesi, lo svezzamento naturale, l’alimentazione complementare dai 6 ai 12 mesi, l’alimentazione dai 12 ai 24 mesi, rapporto tra tipo di alimentazione e autismo, rapporto tra tipo di alimentazione e obesità e varie malattie infantili, e altro ancora…

… col tutto che va proprio nel dettaglio: tipo di svezzamento, quali cereali sono consigliati, quali legumi sono consigliati, quale frutta è consigliata, etc.

Insomma, come detto I primi 1000 giorni di Luciano Proietti e Sabina Bietolini si propone proprio come manuale per gli addetti ai lavori, che siano addetti ai lavori genitori o addetti ai lavori professionisti. 

Fosco Del Nero


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Titolo: La vita segreta degli alberi (The hidden life of trees).
Scrittore: Peter Wohlleben.
Genere: saggistica, natura.
Editore: Macro Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Molte persone – quasi tutte, per fortuna – amano la natura nelle sue varie forme.
Probabilmente, se dovessimo eleggere un simbolo della natura, sceglieremmo l’albero con le sue foreste… e in tal senso faremmo cosa assai simbolica, giacché l’albero è l’esatto contrario dell’essere umano: noi respiriamo ossigeno ed emettiamo anidride carbonica, e loro fanno l’opposto, permettendoci in questo modo di continuare a respirare e vivere. 

Per tale motivo, la distruzione delle foreste, sotto forma di sfruttamento selvaggio o di incendio, è fatto assai grave non solo per la natura, ma anche per il genere umano.

Oltre si può andare oltre a tale punto di vista estremamente pratico, nonché al generico amore per la natura… ed è proprio quanto fa Peter Wohlleben con il libro La vita segreta degli alberi, libro di poco più di 200 pagine che ci fornisce una visione assolutamente nuova degli alberi e dei boschi.

A scriverlo, una persona che di alberi se ne intende, essendo un guardiaboschi e vivendoci praticamente in mezzo.

Il titolo del libro lo definisce già da solo: “La vita segreta degli alberi”, ossia un viaggio tra i prodigi della natura, alla scoperta di un modo (ormai) misterioso per l’uomo: in tale mondo, gli alberi parlano tra loro, si aiutano a vicenda, si avvisano di eventuali pericoli, si prendono cura degli esemplari più vecchi e deboli.
E ancora, come si riproducono, come mangiano, perché si ammalano e come guariscono…

Insomma, dal testo emerge una visione del tutto insolita sul mondo vegetale… ed è inevitabile che sia insolita giacché ci siamo grandemente allontanati dalla natura, e non ne capiamo più in linguaggio. 

Ecco perché libri come questo, e testimonianze di persone come Peter Wohlleben assai vicine al mondo naturale (per lavoro ma soprattutto per approccio personale e intimo), sono assai preziosi per riavvicinarci a quel mondo di cui in effetti (spesso ce ne dimentichiamo) anche noi facciamo parte. 

Fosco Del Nero


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Titolo: Sull’isola misteriosa - Detectives Club 4 (The mystery squad and the whistling teeth).
Scrittore: Martin Waddell.
Genere: librogame, investigativo, umoristico.
Editore: E. Elle.
Anno: 1984.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.



Ed ecco il quarto e conclusivo libro della serie di librogame Detectives Club: dopo Il messaggio del mortoL’antiquario, e Mister Mezzanotte, arriva anche Sull’isola misteriosa, che chiude questa breve serie di librogame (questione linguistica: meglio scrivere librogame o librigame?), che si è caratterizzata per tre motivi: il formato davvero mini (da ragazzino li evitavo proprio perché la grande brevità me li faceva apparire meno convenienti di altri nel rapporto quantità-prezzo!), il genere investigativo umoristico, nonché i tanti disegni, in primis le famose torte in faccia nel caso di scelte particolarmente tonte.

Devo dire intanto che la serie mi è sembrata in tendenza negativa: dopo i primi due volumetti interessanti, certo non dei capolavori ma comunque originali e divertenti, il terzo e il quarto hanno tirato un po’ i remi in barca… e la metafora non è usata a caso, visto che in questo quarto libro si va anche in barca, come facilmente evincibile anche dal titolo dell’avventura.

Siamo sempre in compagnia dei quattro piccoli detective: Casey, James, Bodger e Fagiolina, nonché delle numerose avventure investigative che capitano loro, facilitati in ciò anche dal lavoro di poliziotto del padre di Casey, che fornisce loro, pur se involontariamente, del materiale su cui lavorare.
Stavolta, peraltro, è in pericolo proprio il padre di Casey, e i quattro saranno alle prese con un misterioso gruppo di sommozzatori, nonché con un’isola misteriosa e anche un po’ inquietante… 

Lo schema del librogame è il medesimo delle precedenti avventure: tra indizi verbali e indizi visivi il lettore dovrà intuire la via migliore (anzi, l’unica) e portare a compimento la storia con il punteggio più alto possibile, per poi verificare se è un novello Sherlock Holmes o un investigatore alle prime armi.

Va da sé che la componente investigativa è solo una delle anime del librogame, accanto a quella umoristica, che anzi è preponderante data l’atmosfera della storia, ragion per cui, nel complesso, i libri di Detectives Club risultano tutti gradevoli e leggeri, praticamente innocui, e anzi assai adatti a bambini e giovanissimi.

Nel complesso, Detectives Club non è certamente la serie di librogame più famosa e apprezzata in assoluto, ma comunque ha fatto la sua piccola parte durante il "fenomeno librogame” degli anni "80 e "90.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres).
Scrittore: Daniel Pennac.
Genere: commedia, drammatico, giallo, grottesco.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Anni fa un amico, sapendo che mi piaceva molto Stefano Benni (di cui ho letto Terra!, Elianto, La compagnia dei Celestini, Il bar sotto il mare, Bar sport), mi aveva consigliato di leggere i libri di Daniel Pennac, che a suo dire somigliavano parecchio all’autore italiano.
Così, presi un suo libro a caso: Il paradiso degli orchi

… la cui quarta di copertina è in effetti scritta dallo stesso Benni, segno che il mio amico non diceva fandonie.

Tuttavia, quando anni fa iniziai a leggerlo, non mi prese e lo misi da parte.
Ho riprovato ora, con risultati un po’ migliori, anche se non trascendentali.

Iniziamo da cosa non ho gradito: lo stile di scrittura molto scarno, quasi telegrafico, con tante frasi brevissime, spesso composte da soli sostantivi e aggettivi, senza verbi. Ovviamente è una scelta stilistica, e ogni autore si sceglie il suo stile, ma di mio non ho gradito molto questo stile di Pennac.

Il libro, pur non lunghissimo (200 pagine), ci mette un po’ a decollare, e anzi nelle prime pagine si presenta ostico, un po’ per lo stile scarno di cui sopra e un po’ per i tanti personaggi e nomi introdotti: insomma, ci ho messo un po’ ad orientarmi… e quasi quasi mollavo anche stavolta!

Un’altra cosa che non mi ha convinto troppo è il finale; un po’ confuso, un po’ improvvisato, poco convincente. Altra cosa: non amo le tematiche drammatiche e pesanti, e qua tra omicidi e pedofilia tecnicamente si sarebbe in pieno dramma... se non fosse che Pennac la butta tutta sull’ironia e sul grottesco, cosa che praticamente impedisce di prendere la storia sul serio.

Nel complesso Il paradiso degli orchi non mi è dispiaciuto: superato l’empasse iniziale, il libro prende velocità, e tra Malaussène, la sorella Clara, la “zia” Julia, il cane Julius e tutto l’ambaradan che vi è intorno, è difficile annoiarsi.

Da cui la valutazione più che sufficiente.
E anzi devo dire che alcune battute o scene fulminanti mi hanno fatto ridere non poco.
Tuttavia, il libro ha dentro un’energia un po’ bassa, tra la tematica della pedofilia e le bruttezze della vita del protagonista, che mi impedisce di assegnargli una valutazione maggiore.
Insomma, dal confronto è uscito vincitore Benni, più fanciullesco e fantasioso, e con dei contenuti umani a mio avviso maggiori.

Fosco Del Nero


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Titolo: Cross roads (Cross roads).
Scrittore: Paul Young.
Genere: surreale, spiritualità, commedia, drammatico.
Editore: Verdechiaro Edizioni.
Anno: 2012.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Ho preso in mano Cross roads come romanzo di narrativa spirituale, aspettandomi qualcosa sul genere de La profezia di Celestino di James Redfield, o de L’alchimista di Paulho Coelho, anche per via del grande successo internazionale del precedente libro di Paul Young, Il rifugio, capace di vendere 18 milioni di copie nel mondo.

Tuttavia, ho dovuto cambiare target in corsa: in realtà Cross roads non ha contenuti di tipo spiritual-esistenziale, ma più semplicemente è un romanzo di formazione piuttosto immaginifico… e persino tendente all’umoristico.

E, se dal punto di vista “spirituale” mi ha deluso, nel senso che proprio non c’era trippa per gatti, dal punto di vista narrativo viceversa mi ha convinto abbastanza: l’inizio è un po’ lento, ed anzi pesantuccio, però dopo un centinaio di pagine il libro cambia marcia, e diviene decisamente più scorrevole e divertente.

Certo, avendo messo come personaggi Gesù e lo Spirito Santo, e facendoli parlare, Paul Young si dimostra un poco pretenzioso, giacché per far parlare un Gesù o un Buddha occorre un livello evolutivo da maestro illuminato, ma lasciando perdere questo dettaglio e rimanendo sul piano meramente narrativo, nel complesso Cross roads funziona e intrattiene bene, tanto che le 280 pagine totali si leggono abbastanza in fretta…

… perlomeno, se si persiste a leggere dopo le prime decine di pagine un po’ pesantucce e noiosette. 

Se si resiste e si va avanti, ci si trova tra le mani un romanzo che, pur proponendo molti temi in teoria drammatici (conflitti umani, morte, malattie, etc), in realtà ha un’anima da commedia, e che, grazie a una trovata piuttosto brillante dell’autore (il protagonista della storia che passa da persona a persona come presenza dentro la mente), propone numerosi spunti di divertimento.

In questa direzione, ossia romanzo di intrattenimento con spunti immaginifici, Cross roads è considerabile un buon libro, mentre dal lato spiritual-evolutivo-esistenziale la valutazione sarebbe decisamente più severa.

Detto ciò, e sapendo ciò, voi come sempre andate verso ciò che vi ispira…

Fosco Del Nero


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Titolo: Lo yoga di Yogananda.
Scrittore: Jayadev Jaerschky.
Genere: saggistica, benessere, yoga.
Editore: Ananda Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Paramhansa Yogananda, il grande maestro indiano che ha diffuso lo yoga e la meditazione negli Stati Uniti e quindi in Occidente, è comparso già svariate volte su Libri e romanzi, sia per recensioni, come Autobiografia di uno yogi, sia per segnalazioni di libri appena usciti, come 108 palpiti d’amore, Yogananda - Piccole, grandi storie del maestro, Affermazioni scientifiche di guarigione, Come risvegliare il tuo vero potenziale, ma anche come riferimento a Kriya yoga, scritto da Jayadev Jaerschky e basato sugli insegnamenti di Yogananda, per l’appunto.

Il che è un po’ il tema anche del libro segnalato questa volta, ossia Lo yoga di Yogananda: scritto da Jayadev Jaerschky e basato sugli insegnamenti yogici di Yogananda, per l’appunto.

Si tratta di un libro di dimensioni importanti: di formato grande, consta di 350 pagine circa, e contiene tanto la teoria dell’ananda yoga, sia la pratica di numerose asana, sia tante illustrazioni che impreziosiscono il testo…

… sulla cui qualità editoriale garantisce Ananda Edizioni, sempre molto attenta alla qualità dei suoi volumi, sia fisica come oggetto, sia come contenuti.

L’obiettivo de Lo yoga di Yogananda è ovvio: portare serenità, benessere e salute alle persone: a quelle che lo leggeranno ma soprattutto a quelle che lo praticheranno.

Se Paramhansa Yogananda in tal senso è una certezza, va aggiunto anche che Jayadev Jaerschky è apprezzato insegnante di Ananda Assisi, il centro italiano fondato da Swami Kriyananda, allievo diretto di Yogananda.

Contenuti del libro: 84 posizioni yoga, spiegate e illustrate; 7 sequenze di pratica, una per ogni giorno della settimana; la tecnica del pranayama, l’arte del respiro consapevole; la meditazione come mezzo che amplifica i risultati dello yoga; il portare la filosofia dello yoga nella vita quotidiana; gli insegnamenti fondamentali di Patanjali, il fondatore dello yoga; l’utilizzo delle affermazioni, e altro ancora.

Il testo si rivolge peraltro sia a chi si vuole avvicinare ora allo yoga, sia a chi lo pratica da lungo tempo e vuole approfondire la sua comprensione.

E, con tanti buoni riferimenti (Yogananda, Kriyananda, Jaerschky), si può star sicuri che Lo yoga di Yogananda sia un testo di grande valore.

Fosco Del Nero


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Titolo: La fattoria degli animali (Animal farm).
Scrittore: George Orwell.
Genere: distopia.
Editore: Mondadori.
Anno: 1945.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


Wow.
Credo non vi sia espressione più adatta per commentare La fattoria degli animali di George Orwell, libro che ovviamente conoscevo già di nome, data la sua grande fama, ma che non avevo mai letto... anche perché consideravo inutile leggere qualcos'altro di Orwell dopo 1984, il suo capolavoro per eccellenza.  
E invece La fattoria degli animali forse lo sopravanza persino, nella sua semplicità, nella sua scorrevolezza, nel suo insegnamento sotto forma di metafora.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla descrizione sommaria della trama: siamo in Inghilterra, in una fattoria gestita da tale Jones. Un giorno il maiale Vecchio Maggiore, anziano e rispettato dagli altri animali della fattoria, li convoca per riferire loro un suo sogno: una fattoria gestita dagli animali stessi, senza uomini, in una società libera, egualitaria e felice, senza le violenze e i soprusi tipici dell'attività umana.

L'anziano maiale muore di lì a poco, ma il suo sogno si trasformerà in realtà a breve: gli animali cacciano Jones e iniziano ad autogestire la fattoria, il cui nome è mutato da "Fattoria padronale" a "Fattoria degli animali". I maiali sono gli animali più intelligenti, e quindi si occupano delle faccende organizzative, assistiti in questi dai cani, mentre ogni animale presta il suo contributo in ragione delle sue possibilità.
Se da un lato abbiamo i maiali Napoleone, Palladineve e Piffero, dall'altro lato abbiamo i cavalli Boxer e Trifoglio, l'asino Beniamino, il corvo Mosè, più tutti gli altri, dalle pecore alle galline.

Gli animali, ora in autogestione, si dotano di sette comandamenti, di una bandiera, di un inno (Bestie d'Inghilterra), e vanno avanti nel gestire la fattoria, pur tra numerose avversità: le limitazioni intellettuali di molti animali, la mancanza di attrezzi fatti per l'uso degli animali, la cattiveria dei padroni umani delle fattorie circostanti, che ovviamente non vedono di buon occhio questo esperimento sociale, timorosi che anche i loro animali possano seguire l'esempio della Fattoria degli animali...

... ma la difficoltà maggiore è l'avidità e la voglia di potere di alcuni animali, cosa che farò degenerare l'esperimento sociale da eden degli animali a società totalitaria.

La cosa fantastica è che Orwell descrive il tutto in termini graduali, mostrando come il passaggio da una condizione statuale all'altra posso essere effettuato senza che quasi la gente, animali o uomini che siano, se ne accorga.

E il tutto è molto realistico non solo per la sapienza narrativa di George Orwell, ma anche perché lo scrittore inglese ha in pratica reso sotto forma di allegoria quanto avvenuto nell'Unione Sovietica tra Stalin (che sarebbe Napoleone), Trotsky (Palladineve), la Prava, l'organo ufficiale di stampa del Partito Comunista (personificato in Piffero), e il popolino, che sarebbero la pecore e le galline. Il volenteroso operario russo di nota memoria, Stachanov, è viceversa trasposto nel cavallo Boxer, tanto volenteroso quanto miope e ottuso.

Tutto ciò spiega come mai La fattoria dagli animali non sia stato accettato dagli editori cui Orwell l'aveva allora proposto, preoccupati, come l'intellighenzia inglese in generale, di non offendere l'allora alleato sovietico. 

Sta di fatto che il romanzo di Orwell travalica decisamente i confini spazio-temporali del mondo del 1944, essendo di fatto un monito per tutte le genti di tutti i luoghi e di tutti i tempi: state attenti, perché è facile dare per scontate certe libertà, ed è altrettanto facile che esse vengano tolte tra menzogne e "ristrutturazioni interne".

In questo senso, nel suo essere monito, La fattoria degli animali forse è il romanzo di genere distopico più efficace che abbia mai letto, ancora più di 1984 (dello stesso Orwell), più di Fahrenheit 451 (di Ray Bradbury), più de Il mondo nuovo (di Aldous Huxley).

E, come sempre, è curioso notare come gli autori di testi di tal fatta siano stati vicini a certi ambienti; per esempio, George Orwell (il cui vero nome peraltro era Eric Arthur Blair), ha studiato all'Eton College, famoso per aver sfornato numerosi primi ministri britannici, nonché per essere un centro di educazione degli Illuminati... e quindi certamente una fonte di conoscenze un po' particolari, certamente adatte a scrivere libri come 1984 o La fattoria degli animali.
Ma magari è solo un caso.

Fosco Del Nero


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Titolo: Auto-ipnosi quantica.
Scrittore: Erica Francesca Poli.
Genere: saggistica, psicologia, benessere, cd audio.
Editore: Anima Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Di Erica Francesca Poli avevo già segnalato un prodotto, ossia Auto-ipnosi, un cd (anzi, due cd) contenente alcuni brani di rilassamento autoipnotico finalizzati al benessere personale che ha avuto un discreto successo.

Quest’oggi arriva il suo seguito, così almeno potremmo dire: Auto-ipnosi quantica, un altro prodotto di brani di rilassamento, il cui sottotitolo è "Meditazioni e induzioni, dall’inconscio al superconscio".

In tutto i due cd coprono circa 130 minuti, mentre il libriccino di accompagnamento è di una quarantina di pagine.

Obiettivo di Auto-ipnosi quantica: far agire il potere dell’inconscio all’interno delle persone con meditazioni-rilassamenti pratici (di circa 15-20 minuti ciascuno) destinati a favorire l’espansione della coscienza di chi li utilizza. 

Addirittura si promette un “viaggio di espansione globale della vostra mente quantica”, col tutto che da un lato sa di benessere e cura personale (l’autrice è psicologa), ma dall’altro sa anche di crescita personale.

Le tracce dei cd son relative agli ambiti più disparati: la salute, la longevità e la bellezza, l’abbondanza, la forma perfetta, un buon sonno, l’attivazione della ghiandola pineale, l’espansione della coscienza, e altro ancora.

Insomma, abbastanza per essere incuriositi da questo Auto-ipnosi quantica, e certamente abbastanza per chi ha apprezzato il precedente Auto-ipnosi, o per le persone che dal vivo hanno apprezzato Erica Francesca Poli.

Fosco Del Nero


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Titolo: Come risvegliare il tuo vero potenziale.
Scrittore: Paramhansa Yogananda.
Genere: saggisritica, spiritualità, crescita personale.
Editore: Ananda Edizioni.
Anno: 2016.
Dove lo trovi: qui.


Tra recensioni e anteprime ho già proposto svariati testi di Paramhansa Yogananda, il noto maestro indiano noto soprattutto per il best seller Autobiografia di uno yogi.
Oggi la lista si allunga di un’unità, con la presentazione di Come risvegliare il tuo vero potenziale.

Si tratta di un libro di piccolo formato curato dalla solita ottima Ananda Edizioni (la casa editrice che in Italia si occupa di Yogananda e di Kriyananda), dedicato al tema di come far emergere il proprio potenziale interiore.

Un tema certamente non da poco, che ha il vantaggio di proporre, a riguardo, la saggezza di uno dei maestri riconosciuti degli ultimi secoli.

Nel dettaglio, l’opera è composta da una somma di corsi e articoli, per la gran parte inediti, scritti da Yogananda tra il 1920 e il 1930, utile tanto come lettura integrale, pagina dopo pagina, sia come ispirazione del momento, aprendo il libro in un punto a caso.

L’obiettivo di Come risvegliare il tuo vero potenziale è proprio quello di offrire una guida concreta allo sviluppo di se stessi, ricco non solo di argomentazioni, ma anche di esercizi e consigli pratici, finalizzati al raggiungimento delle pace interiore e della felicità.

“Svegliati! Riscuotiti dai sogni di piccolezza e realizza l’immensità dentro di te”, dice Yogananda al suo lettore, a cui poi viene detto che la lunghezza del viaggio dipende solo da lui e dalle sue scelte… quelle interiori innanzi tutto.

Insomma, senza stare a perderci troppo in parole, Come risvegliare il tuo vero potenziale promette di essere l’ennesimo ottimo, ispirante testo di Paramhansa Yogananda.

Fosco Del Nero


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