Titolo: Stregone suo malgrado (The warlock in spite of himself).
Scrittore: Christopher Stasheff.
Genere: fantasy, fantastico, commedia, grottesco.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1969.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Oggi recensisco il libro di uno scrittore contemporaneo, e tuttavia non molto famoso, persino tra gli amanti del genere fantastico nel quale esso si cimenta: Christopher Stasheff.

Si tratta peraltro di uno scrittore che io stesso ho trovato per puro caso tra i vecchi libri dell’Editrice Nord, casa editrice specializzata nella narrativa fantasy e fantastica in generale.
E, peraltro, si tratta di uno scrittore abbastanza prolifico, avente scritto decine di romanzi di diversi cicli, tuttavia non approdati in Italia se non in piccola parte.

Stregone suo malgrado è per l’appunto il primo libro di uno dei suddetti cicli, e si situa a metà tra fantascienza e fantasy, anche se, a ben vedere l’anima del testo è più che altro una commedia ironica, persino satirica.
In tal senso, l’autore che più gli si avvicina è probabilmente Terry Pratchett (col suo ciclo del Mondo del Disco), del cui spirito  Christopher Stasheff è una sorta di precursore.

Ecco in brevissimo la trama: Rod Gallowglass è un’astronauta terrestre, che si trova ad atterrare suo malgrado in un pianeta sconosciuto, tale Gramarye, a causa del fatto che il suo computer di bordo, tale Fess, ha sbagliato le coordinate della rotta.
Quello in cui i due capitano è un mondo ben strano, curioso miscuglio di generi etnici, tra nani, elfi e streghe, nonché vivace scenario di intrighi di palazzo.

In tale ambientazione, numerosi personaggi si segnalano per la loro caratterizzazione, da una giovane e capricciosa regina a una bella streghetta innamorata del nostro Rod.

Sostanzialmente, Stregone suo malgrado comincia come un romanzo di fantascienza e poi va avanti come un racconto di tipo fantasy-medievale, ma di fatto, come detto, rivelando la sua anima di testo umoristico-satirico.

La lettura procede spedita e piacevole, vivace e curiosa, e probabilmente ad essa seguirà (così è stato perlomeno nel caso mio e di altre persone) una successiva rilettura, con l’ostacolo più grande che, paradossalmente, è rappresentato da una copertina eccezionalmente brutta, che, alla faccia del marketing, sembra far di tutto per dissuadere il potenziale lettore dall’acquisto. In tal senso, vien da chiedersi come abbia potuto chiunque facesse quello di lavoro, scegliere per questo romanzo una copertina al contempo così brutta e così poco rispondente al contenuto del libro.

Che sia per questo che Stregone suo malgrado e Christopher Stasheff non hanno avuto successo in Italia?
Ad ogni modo, ora sapete che, se la copertina è orrida, il romanzo non lo è affatto, per cui se lo trovate da qualche parte potete tranquillamente dargli un'opportunità.

Fosco Del Nero


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Titolo: Musica nera.
Scrittore: Stefania Frigau.
Genere: commedia, poliziesco.
Editore: La Riflessione-Davide Zedda Editore.
Anno: 2009.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


La recensione di oggi è dedicata al libro di un piccolo editore e a un’autrice semisconosciuta: rispettivamente La Riflessione-Davide Zedda Editore e Stefania Frigau.

Il libro si intitola Musica nera ed è un romanzo pubblicato nel 2009 di genere assai meticcio.

Sono sincero: se mi avessero consigliato un libro incentrato su giornalismo e cronaca nera, qualunque fosse stato il suo autore, non lo avrei letto, dato che il genere tra giallo e noir non mi entusiasma per nulla.
A maggior ragione se esso fosse stato uno di quei romanzi “cittadini” che vanno tanto di moda ultimamente, probabilmente per attirare perlomeno il pubblico locale.

E le premesse di Musica nera sono proprio queste, con la protagonista, Laura Marci, che è la cronista d’assalto di un giornale di Cagliari, città in cui si svolge la storia, alle prese con questori, poliziotti, cronisti rivali, personaggi dello spettacolo, etc.

Le premesse mi erano ostili, dunque, col romanzo che mi è stato difatti regalato.
Ebbene, l’ho letto e mi è piaciuto molto.

Mi è piaciuto molto perché, nonostante l’etichetta di romanzo giallo-giornalistico, di fatto è una commedia, pervaso com’è di un umorismo sferzante e divertente, molto british nella sua essenza, che oscilla sempre tra il gradevole e l’irresistibile.

I personaggi principali sono ben caratterizzati, come caratteristiche sono alcune “fissazioni”, come per esempio le varie citazioni di cantanti e musicisti africani (da cui, in simbiosi con l’argomento della cronaca nera, il titolo Musica nera).

Il finale, invece, appare un po’ debole e poco convincente.

Musica nera di Stefania Frigau, peraltro, è piuttosto breve, per cui si legge velocemente; la sua lettura è dunque consigliata tanto agli amanti dei gialli-polizieschi, quanto a coloro che cercano un romanzo brillante e divertente.

Fosco Del Nero


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Titolo: Brisingr (Brisingr).
Scrittore: Christopher Paolini.
Genere: fantasy.
Editore: Fabbri Editori.
Anno: 2008.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.


Il libro che recensisco oggi è un romanzo fantasy, e precisamente il terzo volume di una saga di grande successo, successo di pubblico e per buona parte anche di critica: parlo di Brisingr, di Christopher Paolini, enfant prodige del fantasy statunitense con i suoi best seller Eragon ed Eldest.

I lettori del sito probabilmente conosceranno la mia opinione relativamente ai primi due libri, e al primo nel dettaglio: mi sono piaciuti molto, soprattutto per la loro profondità emotiva e la loro forza evocativa, che certamente non si attribuirebbe a un ragazzino (Paolini ha scritto il primo romanzo a quindici anni).

Non a caso, Eragon fa bella mostra di sé nella classifica dei migliori libri recensiti in questo sito, che potete vedere sulla destra.

Ebbene, questo terzo volume, Brisingr, mi ha deluso enormemente.
Lo dico subito senza tanti giri di parole: sembra scritto da un’altra persona, e mostra falle in ogni settore: dallo stile narrativo alla trama, ai dialoghi.

Il fantasy brillante e coinvolgente dei primi due romanzi ha così lasciato il posto a un testo noioso, privo di verve, zeppo di escamotage strutturalmente risibili, nonché di dialoghi fiacchi e insulsi.

Inoltre, le trama converge verso il più sciatto dei luoghi comuni del fantasy: ossia la convergenza di un esercito “multietnico” (se così si può dire), composto da umani, nani, elfi, etc, per contrastare il tiranno comunque.

Per il resto, solo eventi secondari e poco significativi, che certamente non giustificano le ottocento pagine del volume, che, peraltro, avrebbe dovuto essere il conclusivo della trilogia, che nel frattempo è diventata una quadrilogia, col quarto volume già annunciato.

Ebbene, credo che non lo leggerò, e francamente non avrei pensato a una tale delusione.

Le cose sono due: o Paolini è veramente peggiorato, oppure nel frattempo i miei gusti si sono affinati incredibilmente.
Personalmente, credo la prima delle due… :)

Tra l’altro, giusto per la cronaca, il mio parere ha trovato conferma presso altri lettori e fan di Christopher Paolini, segno che non è un'opinione isolata.

Insomma, non uno, non due, ma tre o quattro passi indietro per il creatore di Eragon, Sapphira, Arya, Brom, Nasuada e compagnia cantante.
Peccato.

Fosco Del Nero


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Titolo: L'energia del corpo contro l'insonnia (The ideal sleep).
Autore: Nicole Gratton.
Argomenti: salute, benessere, sonno.
Editore: San Paolo.
Anno: 2002.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Il libro che recensisco oggi non è un romanzo, e nemmeno un saggio di trattazione generale, ma si dedica a un argomento molto specifico, che potrà interessare in particolare alcune persone: il sonno.
Con ovvia declinazione su insonnia e problemi di sonno in generale.

Il suo titolo è L'energia del corpo contro l'insonnia, e la sua autrice Nicole Gratton.

L’autrice, con tale testo, si è posta l’obiettivo di realizzare un manuale specifico, tanto teorico quanto pratico, ossia denso di consigli concreti per migliorare il proprio riposo.

Nicole Gratton parte da ciò che favorisce un buon sonno, ossia da quelli che essa chiama “gli amici del sonno”.
Essi sono:
- attività fisica,
- respirazione,
- acqua,
- sole.

Nulla di particolarmente sconvolgente, dunque… anche se poi quanti, nei fatti, seguono tali precetti?

Vi sono tuttavia anche dei “nemici del sonno”.
Nella lista nera finiscono così:
- eccitanti (droghe, farmaci, ma anche caffè, tè, coca cola, red bull, etc),
- alcool,
- stress,
- sonniferi.

Riferite in brevissimo tali liste di pro e contro, occorre dire che la mia sintesi è ingiusta, e che Nicole Gratton tratta l’argomento del sonno e dei problemi di sonno in modo dettagliato e diffuso, soffermandosi anche su svariati altri punti: dalle varie onde cerebrali (beta, alfa, theta, delta) ai diversi tipi di riposo (veglia, assopimento, sonno, stati profondi estatici), dal tipo di ambiente al momento precedente il sonno, fino alla contrapposizione tra sonno intero e sonno polifasico.

L’autrice peraltro non si risparmia, suggerendo anche pratiche di grande efficacia come il rilassamento, la meditazione, l’immaginazione creativa, la pianificazione dei sogni, le affermazioni positive, etc.

Insomma, L'energia del corpo contro l'insonnia di Nicole Gratton affronta l’argomento sonno da diversi punti di vista, e si rivela testo estremamente concreto e utile, e dunque consigliato.
Buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Memorie di un cuoco d'astronave.
Scrittore: Massimo Mongai.
Genere: fantascienza, fantastico, umorismo.
Editore: Mondadori.
Anno: 1997.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Il libro oggetto dell’articolo di oggi è un romanzo di fantascienza che trovai tempo fa nella collana Urania Mondadori, e che, peraltro, aveva vinto proprio il Premio Urania nel 1997: parlo di Memorie di un cuoco d'astronave, scritto da Massimo Mongai.

Si tratta di un romanzo tecnicamente di fantascienza, posto che in esso vi sono alieni, astronavi e situazioni bizzarre, ma che sostanzialmente possiede altre due anime:
- quella umoristica,
- quella culinaria.

Quanto al primo punto, occorre dire che il libro fa ridere, e parecchio, e anzi lo scritto sa più di commedia ironica che non di romanzo di fantascienza.

Quanto al secondo, l’elemento cibo è onnipresente nel testo, sia per la trama, sia perché effettivamente ogni tanto fa capolino qualche ricetta di cucina, che peraltro diventa una ricetta vera qualora ai termini alieni si sostituiscono quelli dei cibi italiani (i termini alieni non sono altro che parole italiane storpiate in qualche modo).

Ed ecco dunque la trama di Memorie di un cuoco d'astronave: il protagonista è Rudy "Basilico" Turturro, un giovane cuoco terrestre che si imbarca su un’astronave come vice chef.
Tuttavia, egli assurge ben presto alla carica di primo chef per indisposizione del titolare della stessa.

Mongai descrive le vicende di Turturro per i tre anni della crociera spaziale, col giovane cuoco che avrà a che fare con numerose specie viventi, pianeti e situazioni assai particolari.
Non manca peraltro nel testo una vena sensuale, quasi a confermare il luogo comune per cui cibo e sesso vanno a braccetto.

L’originalità del romanzo è fuori discussione, così come l’allegra e ispirata vena creativa dell'autore.
Autore un poco improvvisato, forse, non certamente un Asimov alle prese con un colossale Ciclo della Fondazione, ma scrittore comunque piacevole e godibile, tanto che personalmente mi sento di consigliare Memorie di un cuoco d'astronave di Massimo Mongai a chi ama le storie fantastiche o, semplicemente, il senso dello humor.

Fosco Del Nero


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Titolo: Novembre (Novembre - Fragments d'un style quelconque).
Scrittore: Gustave Flaubert.
Genere: romanticismo, drammatico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1842.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Novembre rientra nella produzione giovanile di Gustave Flaubert, un Flaubert ancora impregnato di ton romantici e dal gusto per forme e suoni che lo condurrà poi all’affinamento della tecnica e all’ansia per la perfezione.

Tuttavia, Gustave Flaubert è ricordato soprattutto per aver fondato il realismo, per la sua “art pour l’art”, e per il tentativo di scomparire dal testo, cosa che era ancora di là da venire e che in Novembre è appena accennata.

L’opera in questione è una sorta di autobiografia della giovinezza dell’autore, e segnatamente dei primi turbamenti sensuali e sessuali, vissuti dallo scrittore in modo assai sofferente, e caratterizzati dallo “svezzamento” ad opera di una prostituta, con la quale egli sviluppa anche un rapporto umano.

I due, peraltro, finiranno per perdersi e non ritrovarsi mai più.

Il libro ricorre alla tecnica del ritrovamento del manoscritto (resa celebre da Alessandro Manzoni con il suo I promessi sposi), con gli anni passati descritti e analizzati col senno di poi, configurando un contrasto tra gioventù e vecchiaia, azione e passività, scompiglio e serenità.

Tecnicamente discreto a livello di stile narrativo, nonché di caratterizzazione dei personaggi e dell’ambientazione, Novembre tuttavia non si dimostra particolarmente coinvolgente e ispirato.

Certo, lo è meno del capolavoro di Flaubert, Madame Bovary, romanzo cui il nome dello scrittore è indissolubilmente associato.

Ad ogni modo, anche questo breve testo merita la lettura, qualora ovviamente siate appassionati dei classici in generale, del realismo in particolare, oppure della letteratura francese.

Fosco Del Nero


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Titolo: Non A-3 (Null-A three).
Scrittore: Alfred Elton Van Vogt.
Genere: fantascienza.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1985.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Con questa recensione propongo per la seconda volta uno degli scrittori preferiti della mia giovinezza, a cui peraltro sono rimasto molto affezionato: Alfred Elton Van Vogt.

Mesi addietro dello scrittore canadese/statunitense avevo già recensito Le armi di Isher, uno dei suoi romanzi storici (insieme ai vari I ribelli dei 50 soliI polimorfiIl segreto degli Slan, L’occhio dell’infinitoIl libro di Ptath, etc).

Come deducibile dai titoli dei suoi romanzi, si tratta di uno scrittore di fantascienza, e per la precisione uno dei maggiori scrittori dell’Età dell’oro della fantascienza (anni 40, 50 e dintorni).

All’autore ero arrivato per caso, in quanto era uno dei più presenti nella mitica collana dei libri a 1000 lire della Newton Compton, che avevo letteralmente divorato (ottima sinergia tra generi letterari di mio gradimento e costo contenuto), poi appassionandomene.

Van Vogt è uno scrittore di fantascienza, ma non uno qualunque.
Egli è difatti noto per la vivacità delle sue storie, rutilanti e avvincenti come poche, forti tanto nell’azione quanto nella profondità dei personaggi, quanto nelle tematiche di fondo.

Ecco in breve la trama di questo romanzo, Non A-3, scritto nel 1985 (quindi uno dei più recenti dello scrittore, morto nel 2000): nel sistema solare l’Istituto di Semantica Generale ha dato vita al sistema cosiddetto Non-A (abbreviazione che sta per “non aristotelico”), il quale, misto tra filosofia e stile di vita, consente a chi lo pratica di conseguire alcuni vantaggi sulle altre persone…

Il romanzo si fa leggere bene ed è avvincente, in pieno stile Van Vogt: vivace e coinvolgente, con spunti interessanti e originali.

Se vi piace lo scrittore o se siete appassionati di fantascienza, non potete farvelo sfuggire.

Se, viceversa, il genere proprio non è il vostro, magari concedetegli una chance: il libro (ma in generale i romanzi di Alfred Elton Van Vogt) esiste in diverse edizioni, spesso economiche.

Se, però, siete del tutto allergici alla narrativa fantastica, allora migrate altrove (faccio tuttavia notare ai detrattori del genere che le maggiori opere letterarie di tutti i tempi sono narrativa fantastica: Iliade, Eneide, Odissea, Divina commedia, Orlando furioso, la letteratura epica nordica, le fiabe greco-romane, le leggende popolari, i racconti del Vicino e del Medio Oriente, persino i libri mitologico-religiosi, dalla Bibbia al Corano, dal Bhagavad Gita ai Veda, etc).

Fosco Del Nero


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Titolo: La fanciullezza di Zenja Ljuvers (Detsto Ljuvers).
Scrittore: Boris L. Pasternak.
Genere: drammatico.
Editore: Edizione Studio Tesi.
Anno: 1918.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Preciso una cosa subito: giudico un libro, e conseguentemente gli assegno un punteggio, in relazione, molto semplicemente, a quanto mi è piaciuto il libro stesso, e non certo perché lo ha scritto Alessandro Manzoni piuttosto che Pinco Pallino (nonostante stimi molto quest’ultimo come scrittore).

Ergo, se trovo un fantasy di un autore sconosciuto e questo mi piace, gli assegno un bel 7.5, mentre se trovo un testo di uno scrittore premio Nobel per la letteratura, ma non mi piace molto, si becca un bel 5.

Questo è proprio quello che è successo in tale caso: lo scrittore è il russo Boris Pasternak, il premio Nobel è quello del 1957, vinto grazie al romanzo Il dottor Zivago, mentre il testo preso in esame in tale sede è La fanciullezza di Zenja Ljuvers, racconto lungo scritto ben prima, nel 1918.

Sostanzialmente, La fanciullezza di Zenja Ljuvers è il racconto di come Zenja Ljuvers, adolescente, e la sua famiglia si trasferiscono dalla Russia europea nella Russia asiatica, scavalcando il confine degli Urali.

Tale viaggio porta con se alcuni altri cambiamenti, a partire dallo stile di vita della famiglia, che migliora sensibilmente, con la giovane che si interroga continuamente su come si sta qui, là, e ancora più in là (pare in particolare avere una fissa per i cinesi).

Un altro cambiamento, tuttavia, è quello che riguarda lo stato di salute della madre, che peggiora notevolmente…

Il tono dello scritto è drammatico, con lo stile narrativo di Paternak che non fauna grinza, lineare, curato ed elegante.

Inoltre, trattandosi di luoghi e culture per noi esotici, ciò desta una naturale curiosità in chi legge.

Anche se, alla fine della fiera, La fanciullezza di Zenja Ljuvers di Boris Pasternak non cattura, e anzi tende ad annoiare, da cui il voto mediocre.

Fosco Del Nero


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Titolo: La compagnia dei Celestini.
Scrittore: Stefano Benni.
Genere: commedia, fantastico, satirico.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 1992.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Questo è il quinto libro che leggo di Stefano Benni (dopo Terra!, Elianto, Il bar sotto il mare e Bar sport), uno scrittore che mi piace veramente tanto e che, personalmente, considero uno dei migliori autori italiani viventi.
E probabilmente non solo italiani…

Cosa mi piace soprattutto di Benni?
Svariate cose:
- la grande creatività,
- il linguaggio ricco e vivace,
- un’ironia salace e pungente, che a mio avviso fa assurgere i suoi romanzi al livello della satira sociale,
- la caratterizzazione dei personaggi, tanti e spesso ben curati, tanto da rimanere nella memoria del lettore.

Ecco in breve la trama de La compagnia dei Celestini, libro pubblicato nel 1992: siamo alla fine del ventesimo secolo, e la vita scorre tranquilla nell’orfanotrofio di Santa Celestina, con i suoi orfani che, per passare il tempo, si dedicano al noto gioco della pallastrada, ossia la versione da strada del calcio, decisamente più vivace…

Tra i vari orfani giocatori spiccano i tre membri della Compagnia dei Celestini: Memorino Messolì, Luciano Diotallevi, detto Lucifero, e Bruno Viendalmare, detto Alì.
I quali a un certo punto ricevono una notizia inaspettata: il Gran Bastardo in persona li ha inviati al misterioso campionato mondiale di pallastrada in qualità di rappresentanti di Gladonia.

L’appuntamento è imperdibile, e comincia così la loro avventura, prima con la fuga dall’orfanotrofio e poi con la ricerca dei leggendari gemelli Finezza, con l’obiettivo di invitarli in squadra e renderla così invincibile.

Ma attenzione, perché molte persone iniziano a interessarsi a loro o all’evento in generale: don Biffero e don Bracco, Celeste, i giornalisti Giulio Fimicoli e Gilberto Rosalino, l’Egoarca Mussolardi.

E sto citando solo alcuni dei personaggi creati e messi in moto dalla fantasia di Benni, fantasia a dir poco fervida.

La compagnia dei celestini va avanti sino alla sua conclusione in modo spedito e senza interruzioni, risultando efficace e divertente.
A mio avviso, però, gli manca qualcosa per arrivare al livello di Terra!, e anche a quello di Elianto.

In ogni caso, Stefano Benni rimane comunque una lettura di rilievo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Orrori tropicali.
Genere: horror, thriller.
Autore: Gordiano Lupi.
Editore: Edizioni Il Foglio.
Anno: 2006.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Antologia horror pubblicata nel novembre del 2006 dal prolifico autore e saggista Gordiano Lupi per conto della casa editrice di cui è direttore nonché fondatore (Il Foglio), Orrori tropicali segna la naturale prosecuzione di un progetto avviato nel 2003 con l’antologia Nero tropicale.

Già allora, infatti, Lupi propose un lotto di cinque racconti di ambientazione caraibica dalle forti tinte horror di cui Il sapore della carne (dal cui soggetto lo scrittore ha tratto il romanzo Una terribile eredità edito nel settembre da Perdisa Pop) e il romanzo breve Nella coda del caimano costituivano i fiori all’occhiello.

Con Orrori tropicali, tuttavia, aumenta la componente esoterica grazie a un concentrato di voodoo haitiano, santeria cubana e palo mayombe a fungere da trait d’union dell’intera opera.
È bene sottolineare, tuttavia, che molti dei racconti vengono utilizzati come veicolo per tracciare un quadro socio-politico non solo di Cuba, ma di vari Stati limitrofi.

Impreziosita dalla prefazione di Gianfranco Nerozzi e dai disegni (forse dalla tecnica non troppo elaborata) di Oscar Celestini, l’antologia offre ai suoi lettori sette racconti, scritti tra il 2000 e il 2005, e un breve fumetto sceneggiato a quattro mani da Lupi e da Dargys Ciberio tratto dal racconto Sangue tropicale.

Ad aprire le danze è il breve romanzo Il mistero di Encrucijada, già pubblicato da Prospettiva Editrice, seppure in una versione meno curata di quella ora proposta.
Si tratta dell’avventura di un gruppo di adolescenti cubani smaniosi di sconfessare una favola narrata dal nonno di uno di loro nelle spensierate serate di inverno. La superficialità dei giovani, però, finisce per liberare lo spirito di una strega sanguinaria che pare sprigionare la sua energia attraverso le forme di due bizzarre bambole. Lo spirito acquista, via via, potenza e si impossessa di una delle giovani. È per mezzo di essa che sibila i suoi propositi di morte.
Ha così inizio, per le strade di Cabanas, una lunga scia di delitti.

Questa la sinossi del testo più lungo del lotto (più di 100 pagine) giudicato da molti come il più tenebroso dell’autore.
A incuriosire è soprattutto lo sviluppo dell’idea di base: Lupi, difatti, non si limita a narrare i fatti, ma da vita a una commistione tra un malinconico horror (per fare riferimenti cinematografici, pur godendo di una sua originalità, si respira aria de L’esorcista e de Il presagio) e un elaborato che potremmo definire “documentaristico”.

L’autore è attento a descrivere gli usi locali, i paesaggi, la cultura (presenti frecciate al regime di Castro) e le credenze popolari, quasi come se avessero un’importanza superiore rispetto alla storia in sé e per sé.
Da evidenziare alcuni passaggi di sicuro effetto (il migliore è l’onirico capitolo sulle “profanazioni notturne”), ma anche qualche momento un po’ ripetitivo che, se da un lato non fa perdere la bussola ai lettori meno attenti, finisce, ad avviso di chi scrive, per appesantire il ritmo.

Molto più brevi tutti gli altri testi, già apparsi in riviste di genere ma solo ora raccolti in un testo edito.
Di questi non possono non segnalarsi due autentiche perle; mi riferisco a Un terribile rimpianto e a La pelle bruciata.

Il primo attinge da una leggenda haitiana, ma lo fa con grande gusto.
Ci troviamo ad Haiti e vediamo all’opera un operaio intento a far risorgere cinque defunti. Ha infatti deciso di fare soldi sfruttando la loro manodopera come schiavi.
Il rito voodoo sortisce esito positivo e tutto sembra procedere per il meglio. L’uomo fa soldi e vive grazie al lavoro degli zombi. Un giorno, però, per una particolarissima disattenzione, i morti viventi riacquistano la loro coscienza e scoppia il caos.

Penso di poter dire, senza alcuna intenzione di fare sviolinate, che si tratta di uno dei più bei racconti che io abbia letto incentrati sulla figura dello zombie. Lo stile è impeccabile e riesce a creare disagio nel lettore (specie nel finale). Abbiamo la figura dello zombie nella sua originale concezione (nulla a che vedere con Romero, per intenderci), ma soprattutto un contenuto di fondo che ha un evidente intento metaforico.
Favoloso l’epilogo, specie per come viene descritto.

Per niente inferiore è La pelle bruciata, altra storia estrapolata dalle leggende caraibiche con la figura del loupe garou a farla da padrone. Assistiamo alla fuga di un uomo dal paese natale in cerca di un’effimera sicurezza urbana. A farlo scappare è stata una scoperta diabolica: la moglie, nelle ore notturne, si trasforma in una creatura alata assetata di sangue di bambini…
Come si può immaginare, siamo al cospetto di un altro racconto di grande impatto, che raggiunge il suo apice nella magistrale descrizione della metamorfosi della donna in bestia mannara.

Meno incisivi i restanti quattro racconti, tra i quali Fratelli di Satana, forse, si rivela il migliore anche se meriterebbe un maggior sviluppo, giusto per eliminare alcuni vuoti narrativi - credo di poter dire - lasciati dall’autore per cercare un effetto sorpresa a cui, forse, si sarebbe potuto rinunciare.
A vagare per Cuba, questa volta, è un Monsignore giunto da Roma per stendere una relazione sulle usanze eretiche dell’isola. Curiosamente, però, il marcio sembra partire proprio da un monastero cattolico…

Ancora Cuba protagonista ne Il gatto nero, presentato in prefazione come remake dell’omonimo testo di E.A. Poe.
Personalmente, a parte gli opposti finali, ravviso più somiglianze con il racconto Il gatto di Carlo Lucarelli (presente nell’antologia Il lato sinistro del cuore).
Difatti non è la follia del protagonista a costituire la base del testo, bensì la gelosia che un misterioso gatto prova per una donna.
Non mancano i “flash” sugli usi locali, ma questa volta la narrazione non offre quella tensione e quel coinvolgimento che dovrebbe assicurare per poter colpire a fondo nell’animo del lettore.

Interessante il soggetto, a sfondo ecologico, de Il vampiro delle Ande, ispirato da un fatto di cronaca.
In questa avventura tra le foreste pluviali, un responsabile di una società multinazionale viene minacciato dalla popolazione indigena contraria all’estrazione del petrolio dalle loro terre. L’uomo, però, non si ferma davanti a niente, finché non entra in scena un vampiro assassino. Come già anticipato, il soggetto è buono, ma lo sviluppo è un po’ frettoloso e tende a riassumere fatti piuttosto che narrarli. Sono convinto che con qualche pagina in più il risultato sarebbe stato migliore.

Completa l’antologia il brevissimo Baron Samedi, forse, il meno riuscito del lotto.
In esso si assiste alla terribile fine di un prigioniero di un gruppo di delinquenti haitiani dediti al voodoo.

A chiudere il tutto c’è il fumetto Sangue tropicale, una sorta di thriller caraibico che propone un assassino fare incetta di prostitute. Sembrerebbe la classica storia di serial killer, ma non è così. C’è sotto dell’altro, qualcosa di paranormale, uno spirito maligno che influenza i comportamenti del folle. Solo un rituale religioso potrà scacciare l’immonda presenza e porre fine al sangue.

Il soggetto, seppur non originale (c’è persino una citazione a Profondo rosso), è degno di nota anche se secondo il sottoscritto sarebbe stata vincente la carta del giallo. In altre parole, si sa fin da subito chi è l’assassino e questo, ad avviso di chi scrive, non garantisce quel coinvolgimento che fa bramare il lettore di giungere all’ultima pagina per scoprire la soluzione dell’enigma. Si segnalano sangue e nudi femminili a go go, come nei vecchi e cari b-movie made in Italy, e ciò non può che essere gradito da un certo pubblico.

In definitiva, Orrori tropicali di Gordiano Lupi è un’antologia piacevole che offre alti e bassi (con due racconti eccellenti che mi sono piaciuti davvero tanto e che valgono da soli l’acquisto del testo), riuscendo tuttavia a mantenersi su livelli medi più che apprezzabili. Graditissime le ambientazioni tropicali.
Vale l’acquisto.

Matteo Mancini


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Titolo: Il gabbiano Jonathan Livingston (Jonathan Livingston seagull).
Scrittore: Richard Bach.
Genere: filosofia, esistenza, fantastico, fiaba, spiritualità.
Editore: Bur.
Anno: 1970.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Da tempo mi ero segnato il nome de Il gabbiano Jonathan Livingston, sulla scia dei numerosi consigli ricevuti, ma solo di recente, dopo aver udito l’ennesimo invito alla sua lettura, mi sono deciso a comprarlo e a leggerlo davvero.

Intanto, mi ha stupito trovarmi tra le mani un libriccino così esiguo, posto che sapevo che Il gabbiano Jonathan Livingston aveva fama di testo dal forte contenuto esistenzialistico, se non proprio filosofico-spirituale, e dunque mi attendevo qualcosa di più corposo.

Invece, la brevità del volume era in tal senso illusoria, posto che lo stesso si è rivelato veramente profondo.

Intanto, cominciamo col dire che questo racconto lungo è stato scritto da Richard Bach nel 1970, ed è divenuto in breve tempo una sorta di testo culto, di volta in volta citato da varie correnti culturali-esistenziali-religiose (cristianesimo, new age, etc).

In esso, si narra la storia del gabbiano Jonathan Livingston, che, per la sua diversità e curiosità, viene cacciato dal proprio stormo, divenendo dunque un reietto.

La sua condizione di esiliato tuttavia non fa altro che rafforzare i suoi sforzi, concentrati nell’imparare a volare sempre più forte e sempre più in alto.
E tali sforzi, pian piano, vengono ricompensati, col gabbiano che giunge a livelli sempre più alti.

Metaforicamente, i livelli di altitudine del gabbiano sarebbero i livello di sviluppo mentale e spirituale umano, con tutte le difficoltà del caso (oggettive e sociali).

Alla fin fine, Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach si rivela veramente profondo e importante, denso di saggezza, non a caso divenuto un caso editoriale e letterario mondiale.

Nella sua semplicità ed essenzialità da fiaba, è dunque indicato per grandi e piccini, e personalmente non posso che consigliarlo.

Fosco Del Nero


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Titolo: Convinzioni - Forme di pensiero che plasmano la nostra coscienza (Beliefs - Pathways to health and well-being).
Scrittore: Robert Dilts, Tim Hallbom, Suzi Smith.
Genere: saggistica, psicologia.
Editore: Astrolabio Edizioni.
Anno: 1990.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Quest’oggi recensisco un libro a metà tra saggistica, psicologia e automiglioramento, che peraltro è ormai un classico del settore: Convinzioni, scritto nel 1990 da Robert Dilts, Tim Hallbom e Suzi Smith.

Il sottotitolo del libro è "Forme di pensiero che plasmano la nostra coscienza", e di per sé è decisamente chiarificatore degli argomenti che andrà ad affrontare il testo, uno dei maggiormente consigliati all’interno della programmazione neurolinguistica, disciplina psicologica poco teorica e molto operativa, fondata negli anni 60 da Richard Bandler e John Grinder e poi diffusasi enormemente, tanto nel self-help quanto nella comunicazione, tanto nella psicologia quanto nel mondo aziendale latu sensu (in effetto ora è persino difficile trovare qualche corso o relatore o disciplina moderna che non abbia nulla a che fare con essa).

Come altri testi di pnl (acronimo per programmazione neurolinguistica), anche Convinzioni pesca a piene mani dal campionario tipico del modello psicologico, proponendo tutti i suoi principali strumenti: le ristrutturazioni (in inglese reframe), le sottomodalità (submodalities), la scozzata (swish… e in questo caso il termine inglese è molto migliore).

Anche se, come intuibile dal nome del libro, esso si concentra soprattutto sulle convinzioni, ossia su ciò che, stando alla base della nostra personalità, ne determina poi lo sviluppo in termini di azione, successo e felicità.

L’importanza delle credenze personali è già stata abbondantemente studiata ed illustrata da moltissime discipline e scienze sociali (si pensi alla profezia che si autoavvera, o molto più semplicemente al fatto che chi crede di non poter fare qualcosa neanche ci proverà, e dunque andrà a dar corpo proprio alla sua credenza limitante: “che tu creda o meno di riuscire a fare qualcosa, avrai comunque ragione”, disse Henry Ford), per cui non mi dilungo su questo punto.

Né si dilunga Convinzioni di Robert Dilts e soci, che viceversa si concentra sull’aspetto pratico (in pieno stile pnl), ossia su come modificare le proprie convinzioni in modo strutturale, generando un cambiamento di prospettiva che inevitabilmente andrà a incidere sulle proprie azioni e quindi sulla propria esistenza.

Concludo con due punti.
Il primo è il seguente: al di là di quanto si può essere o meno interessati alle tematiche psicologiche, allo sviluppo personale e, nel dettaglio, alla programmazione neurolinguistica, occorre sottolineare come quasi sempre nei suoi autori e nel relativi testi prevalgano le convinzioni e le suggestioni positive, fatto che rende tali letture produttive e positive.

Produttive, a maggior ragione, se si svolgono anche gli esercizi suggeriti di volta in volta (e questo è il secondo punto: come in tutte le cose, quando ci si applica si ottengono risultati, e quando non ci si applica non si ottiene niente).

E, a proposito di pratica, se siete interessati al miglioramento personale, vi suggerisco l’altro mio sito, dedicato esclusivamente a tale ambito: Una vita fantastica!

Fosco Del Nero


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Titolo: Scontro a Sethanon (A darkness at Sethanon).
Scrittore: Raymond E. Feist.
Genere: fantasy, fantastico.
Editore: Tea.
Anno: 1985.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Quest’oggi recensisco il terzo e ultimo libro della trilogia della saga di Riftwar, iniziato da Raymond Feist con il Il signore della magia e proseguita poi con il seguito L’incantesimo di Silverthorn.

Come avevo avuto modo di notare nella recensione del secondo romanzo, in esso rispetto al predecessore si è avuto un deciso cambio di registro, passando da un romanzo di formazione, aventi per protagonisti centrali gli adolescenti Pug e Thomas, giovani studenti del castello di Crydee, a un testo sempre fantasy, ma assai più drammatico e maturo, persino venato da spunti orrorifici, oltre che segnato da protagonisti differenti dai due citati.

Questo terzo libro, Scontro a Sethanon, si presenta ancora differente.

Intanto, si assiste a una parziale ripresa dei protagonisti iniziali, visto che Pug e Thomas, ormai grande mago il primo e potente guerriero il secondo, dopo essere rimasti dietro le quinte per praticamente tutto il secondo volume, tornano ad assumere un ruolo importante, benché non centrale come ne Il signore della magia.

Poi, Feist allarga la sua ambientazione, coinvolgendo, nello sciogliere i nodi dei precedenti romanzi, non solo più mondi, uniti sporadicamente dalle cosiddette fenditure (si ricordi la guerra tra Midkemia e gli Tsurani del primo volume), ma persino altre dimensioni e vecchie divinità, con lo scenario che arriva persino a contemplare la creazione dell’universo.

Ciò da un lato attribuisce a Scontro s Sethanon un respiro maggiore rispetto a quello del tipico fantasy “buoni contro cattivi”, ma dall’altro lato dà l’impressione di non essere riuscito del tutto, anche perché, alla fine della fiera, la storia termina in un modo assai prevedibile (magari smettete di leggere se avete intenzione di iniziare la lettura del libro a breve :), con la tipica guerra campale in cui i buoni sembrano in netta inferiorità, fino all’arrivo degli alleati nani ed elfi da destra e da manca.

Non voglio però calcare troppo la mano sui potenziali difetti, anche perché giudico Feist un signor scrittore, capace di creare personaggi interessanti e trame credibili, oltre che un’atmosfera generale che invoglia il lettore a continuare a vivere la storia.

Non a caso, è facile ricordarsi, anche a lunga distanza temporale, dei vari Arutha, Jimmy, Martin, Amos, etc, oltre che dei già citati Pug e Thomas.

Scontro a Sethanon di Raymond Feist è dunque un buon romanzo fantasy, che certamente leggerete se avrete letto l’ancora migliore Il signore della magia.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il potere terapeutico dell'energia vitale (Dr. Fulford's touch of life).
Autore: Robert C. Fulford.
Argomenti: salute, medicina, osteopatia.
Editore: Corbaccio.
Anno: 1996.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Anche oggi niente romanzo, ma un libro di saggistica, e peraltro di argomento un po’ particolare, e certamente interessante: il titolo del testo è Il potere terapeutico dell'energia vitale, scritto da Robert C. Fulford nel 1996.

Argomento: salute e medicina, e segnatamente medicina alternativa e osteopatia.

Intanto, per chi non avesse familiarità con tali definizioni, l’osteopatia è una delle tre macroaree della medicina generale, insieme all’omeopatia e all’allopatia.

L’allopatia è la medicina tradizionale occidentale (ossia farmacologia e chirurgia); l’omeopatia si basa sull’utilizzo di sostanze naturali curative; l’osteopatia invece si basa sull’intervento di uno specialista, capace di ripristinare l’equilibro energetico del corpo umano tramite una serie di interventi manipolativi su tessuti e organi del corpo stesso.

Il concetto centrale che sta alla base dell’osteopatia, così come delle altre medicine alternative (alternative per noi, ma vecchie di millenni nei vari luoghi di nascita), dall’ayurveda alla medicina cinese, è che il corpo umano è composto di energia, e che qualunque sua deviazione dallo stato naturale di salute sia relativa a uno squilibrio di tale energia, sfociante poi nel sintomo esterno (sintomo e non causa, per l’appunto, laddove la medicina occidentale si occupa quasi esclusivamente dei primi, ignorando invece le seconde).

Robert C. Fulford in questo suo testo propone i fondamenti della disciplina osteopatica, soffermandosi in particolare sulla sua esperienza nell’affrontare le varie malattie.

Malattie che, come detto, sono il risultato della compromissione dell’omeostasi, ossia dell’equilibrio naturale di salute, che l’osteopata ha il compito di ripristinare tramite la manipolazione.

Tuttavia, al di là della storia dell’omeopatia o delle singole tecniche di intervento, ciò che emerge dal libro con maggiore convinzione è l’invito a prendersi cura del proprio corpo e della propria salute (fisica, mentale e spirituale, visto che è tutto collegato).
In tale ottica e con tale obiettivo, a fine volume sono inclusi alcuni semplici esercizi utili a tale riequilibrio energetico.

Ora, osteopatia a parte, sono fermamente convinto che il primo punto fondamentale della nostra vita debba essere quello di prendere in mano le sue redini, responsabilizzandoci su ogni cosa che accade (laddove invece la gran parte delle persone “si lascia accadere”, come se non avesse alcun riflesso sugli eventi).

Dunque, se non è osteopatia, che sia medicina energetica, oppure ayurveda, o meditazione, o rilassamenti, o training autogeno, etc.
O qualche altra cosa: le fonti sono infinite (una di queste è lo stesso Robert Fulford), sta a noi praticare e migliorare la nostra vita.

Fosco Del Nero


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Titolo: Overminder - Il sognatore (Overminder).
Scrittore: Akira Mishima.
Genere: cyberpunk, fantascienza, drammatico.
Editore: Fanucci.
Anno: 1998.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Quest’oggi recensisco un romanzo che ho avuto modo di citare recentemente, e precisamente all’interno della recensione di Mirrorshades, l’antologia di racconti cyberpunk curata da Bruce Sterling.

E questo non perché in essa vi fosse un racconto di Akira Mishima, lo scrittore che prendiamo in esame oggi, ma perché proprio un testo di Mishima, del medesimo filone cyberpunk, mi era piaciuto assai.

Quello scritto è Overminder - Il sognatore, il libro di oggi.
Libro che è stato scritto nel 1998 e pubblicato dalla Fanucci, casa editrice specializzata nella narrativa fantastica.

Primo punto: Overminder è il secondo romanzo scritto da Akira Mishima, preceduto da Bambole, che lo aveva fatto notare al panorama letterario nazionale, specialmente quello di nicchia (già, nazionale, perchè in realtà dietro lo pseudonimo si nasconde un giovane scrittore italiano, Lorenzo Bartoli).

Preciso di non aver letto Bambole, ma direttamente Overminder, romanzo che comunque si può leggere isolatamente al di là del suo predecessore, posto che la trama è del tutto indipendente (c’è qualche riferimento al passato, ma è tutto comprensibile).

La storia, molto in breve, è questa: in un mondo futuristico assai tecnologico un uomo, Robert Lakota, ha inventato un apparecchio attraverso il quale egli può far vivere agli altri i propri sogni, traendo dalla cosa molto denaro e molto potere.

Quest’uomo, come accaduto in Bambole, a un certo punto ha bisogno dei servizi dell’investigatore Leo Kamisnky, che è il protagonista assoluto del romanzo, tanto di Bambole quanto de Il sognatore.

Vediamo i pro e i contro del libro e del suo autore.

I pro: Akira Mishima-Lorenzo Bartoli sa coinvolgere il suo lettore, trasportandolo in un modo sì bizzarro, ma comunque descritto in modo efficace e credibile.
Inoltre, lo scrittore fa tastare a chi legge sentimenti veri e palpabili, cosa non da poco.
La storia infatti è viva e pulsante, e i suoi protagonisti ben caratterizzati.

Inoltre, Mishima offre numerosi spunti di riflessione su tecnologia, potere, amore, rapporto uomo-donna (nel romanzo esistono donne sintetiche, bambole per l’appunto, talmente realistiche da potersi innamorare di loro, come accaduto per l’appunto a Kaminsky con Florence, che però gli è venuta a mancare nella storia precedente).

I contro: lo stile di scrittura lascia un po’ a desiderare, mostrando un autore probabilmente di talento ma non del tutto maturo.
Inoltre, trama alla mano, paiono troppe le somiglianze tra il suo primo romanzo e il secondo, fatto che, alla lunga, potrebbe ridurne l’impatto di originalità e interesse.

In definitiva, Overminder - Il sognatore di Akira Mishima è secondo me un libro discreto, che piacerà molto a chi è portato per le tematiche fantascientifiche e dal tono un po’ dark… tipiche appunto del movimento cyberpunk.

Fosco Del Nero


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Titolo: Cambia vita in sette giorni (Change your life in seven days).
Autore: Paul McKenna.
Genere: miglioramento personale, pnl, mente, psicologia, saggistica.
Anno: 2004.
Editore: Tea.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Finora sul sito ho proposto pochi testi dedicati al miglioramento personale (branca di ricerca e soprattutto di pratica che spazia a 360 gradi dalla salute alla mente, dalla spiritualità alla ricchezza), limitandomi ad alcuni classici, come Psicocibernetica, The secret, Padre ricco, padre povero, Conversazioni con Dio, etc, utili perlomeno a dare l’imbocco a chi capitasse su questo sito e desiderasse avere qualche riferimento (in realtà il mio sito dedicato interamente a questi argomenti è il seguente: Una vita fantastica!).

Quest’oggi ne propongo viceversa un altro, anch’esso ormai rientrante nel novero dei classici, e non tanto perché antico (è viceversa solo del 2004), quanto perché best seller internazionale e, soprattutto, testo assai ben fatto, tanto nell’apparato teorico quanto in quello pratico: parlo di Cambia vita in sette giorni, di Paul McKenna, noto trainer di pnl e ipnotista.

La struttura del testo ricalca quanto promesso nel titolo, nel senso che esso è diviso in sette parti, che andrebbero lette una al giorno, per poi proseguire da soli con gli esercizi consigliati.

In tale percorso, al libro è stato aggiunto anche un cd audio con degli esercizi di rilassamento propedeutici al cambiamento.

Questa è una cosa certamente positiva, laddove molti testi di automiglioramento si limitano a proporre un po’ di teoria, ma difettano o nell’aspetto motivazionale (ossia non ti spingono a passare all’azione, che è quella che ti fa ottenere risultati, come in tutte le cose della vita) o in quello degli esercizi proposti, carenti o a volte del tutto assenti.

Cose che non si può certamente dire di Cambia vita in sette giorni, che, anzi, ne propone tantissimi, e praticamente tutti di spessore, visto che sono tratti, benché magari rivisitati e personalizzati secondo l’esperienza dell’autore, dalla programmazione neurolinguistica o da discipline affini nel campo del miglioramento personale.

Si aggiunga inoltra che il testo di Paul McKenna è assai ben scritto, accattivante e piacevole, e che, inoltre, sono molti gli argomenti trattati, per ognuno dei quali è previsto un percorso di intervento: salute, ricchezza, relazioni, immagine di sé, etc.

Insomma, con pochi euro vi portate a casa un libro ben scritto, completo e immediatamente praticabile… naturalmente se vi interessa migliorare voi stessi.
Consigliato.

Fosco Del Nero


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